“Il menù degustazione? Ma le pare che se vado al ristorante e spendo fior di quattrini posso farmi imporre quello che devo mangiare? Finita la libertà, finisce tutto. Non è più lusso, è un’altra cosa. Lo fanno (certi cuochi n.d.r.) per far vedere che sono bravi”. Le parole rilasciate in un’intervista a Il Fatto Quotidiano da Arrigo Cipriani, storico patron dell’Harry’s Bar di Venezia, uno dei più prestigiosi e riconosciuti locali del mondo, ci stimolano ad affrontare un argomento di cui spesso ci troviamo a parlare con colleghi, giornalisti e clienti. Curioso che questa presa di posizione non abbia aperto un dibattito sugli organi di informazione nazionali. Noi, ovviamente e come sempre, non ci tiriamo indietro e ci teniamo a dire la nostra, quantomeno sulle pagine di questo blog. Partendo da una doverosa premessa che ci riguarda direttamente. Sul nostro menù che, come ormai saprete, cambia totalmente una volta al mese con l’intento di seguire e perseguire la stagionalità estrema delle materie prime, sono presenti gli “assaggi di officina”, un viaggio tra 7 piatti scelti personalmente dalla cucina con a capo Damiano Donati. Un’opzione, sia chiaro, non certo un’imposizione, visto che gli ospiti possono tranquillamente scegliere i piatti a proprio piacimento e gusto. Un’opportunità anche, per coloro che vogliano conoscere e a fondo il nostro modo di fare. C’è poi un’altra regola che abbiamo deciso di seguire, vista la ridotta dimensione del ristorante e la realizzazione espressa di ogni nostro piatto: oltre le 8 persone, dalle 9 in su, c’è l’obbligo di scegliere un menù comune per tutti, ovviamente al netto, e ci mancherebbe altro, delle possibili eccezioni dovute ad intolleranze alimentari o allergie. Questo per garantire che i tempi di servizio vengano rispettati e per preservare la cucina dal possibile collasso. Premessa conclusa, ritorniamo alle parole di una grande personalità come Cipriani, che rispettiamo in quanto simbolo dell’Italia nel mondo, per ribadire che le condividiamo, pur nel rispetto, sia chiaro, di chi la pensa diversamente e si comporta di conseguenza. Al ristorante, ma soprattutto fuori, secondo Noi, la libertà di espressione e scelta deve essere tutelata. Sempre e con l’unico limite possibile che tale libertà non vada a ledere in alcun modo quella altrui. Chi viene al Punto ed in particolare chi ci torna, fa un voto di preferenza a quella marcata Identità che dal primo giorno di apertura abbiamo sempre voluto mettere al centro. Per questo, cari ospiti, non vi imporremo mai un piatto anziché un altro, né vi infliggeremo presuntuose lezioni o, ancor meno, imporremo messaggi sociali e culturali che vadano al di là del cibo che vi proporremo. Vi daremo da mangiare certo, in modo corretto ed etico, oltreché, speriamo, gradevole. Non ci sembra poco, ma anche lo fosse, è l’unica cosa che ci sentiamo di saper e, soprattutto, voler fare. Punto.



